Dura lex sed lex.

La legge è legge e bisogna farla rispettare. Chi sgarra deve pagare ed IO, che sono stato prefetto di Giudea, me ne capisco perchè era mio compito mantenere l’ordine nella provincia ed amministrarla giuridicamente ed economicamente.
Così ho letto con interesse l'articolo de Mediolanenses Collegis  e del processo in corso ai vertici dell'ENI per presunte tangenti  spese in Nigeria.

Miei cari Ligures et Genuenses ignoro se i vertici dell'Ente Nazionale Idrocarburi abbiano intascato indebitamente dei soldi -per cui devono essere indagati- e vi chiedo se nella Vostra Res Publica i Supremi Sindacatori avrebbero assunto analoga iniziativa contro coloro che avessero approvvigionato la Città ed i Territori di quanto necessario pur ricorrendo a mezzi idonei a sensibilizzare il possibile venditore.
Conoscendo le Vostre antiche tradizioni commerciali sono disposto a credere di no: i Supremi Sindacatori non si sarebbero curati di eventi accessori.

Noto, però, che gli odierni genovesi hanno assunto un comportamento diverso. Infatti due imprenditori genovesi sono stati condannati per aver pagato tangenti a ministri e funzionari del Niger al fine di ottenere appalti e concessioni. Anche in questa vicenda ignoro se ci siano stati illegalità fiscali. Ma nel caso non ce ne fossero state  cui prodest  questo costume inquisitorio?

Comunque sia, ed in attesa di tempi migliori, nella Regio IX-Ligurum tellus maneo optime tra 'n bagnon, 'na slèrfa de fugàssa e 'n gòttin de giànco

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Covid 19. Uno strano caso in Liguria.

Sabato 27 giugno 2020 ore 12. Loris Maieron, sindaco di Busalla, informa la cittadinanza che nel Comune si sono registrati 12 casi di positività al Coronavirus.Uno come ricovero ospedaliero, gli altri in osservazione al domicilio. Nel pomeriggio dello stesso giorno la Regione Liguria informa che sul territorio regionale si sono registrati 5 casi di positività.

Può essere che i dati forniti dal sindaco Maieron fossero riferiti ad una casistica già nota da qualche giorno e quindi fossero già stati inseriti nei conteggi ufficiali, ovvero, che in attesa delle conferme di rito fossero come sospesi per poi essere registrati il giorno successivo all'ufficializzazione.
Eppure se si guardano i dati relativi alla Liguria per il periodo 22-28 giugno i 12 di Busalla semplicemente non esistono.
Il 25 giugno, è vero, vengono registrati 14 nuovi contagi ma sono ascritti ad una residenza per anziani della città di Genova. Il 22 giugno i contagi dichiarati sono 8, il 23 sono 4, il 24 solo 1, il 25 - come detto- 14, il 26 ne vengono comunicati 4, il 27 arrivano a 5 ed il 28 ammontano a  4. Dunque dove sono finiti i 12 casi denunciati da Maieron? Ci sono solo tre possibilità.
Sono stati dimenticati da qualche parte.
Sono stati spalmati su più giorni. Se sì, perché?
Oppure i dati vengono ufficialmente conteggiati in tempi e modi diversi rispetto a quanto dichiarato di volta in volta a livello di comunità.

Naturalmente tutto può essere. Tuttavia, per maggiore chiarezza e rispetto verso l'opinione pubblica, sarebbe davvero utile conoscere i meccanismi di calcolo adottati a livello regionale ed i singoli dati divisi per Comune. Invece, come notato da Luca Ricolfi, anche a livello nazionale la faccenda è un po' confusa; i dati dei Comuni non sono disponibili e la comprensione dei rimanenti non è proprio di tutta evidenza.

Non sarà molto importante però, accanto ai dubbi di Ricolfi sulla gestione dell'epidemia a livello nazionale, restano i miei di dubbi su questo strano caso ligure di fronte al Covid 19.

 

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Occhio non vede, cuore non duole.

Occhio non vede, cuore non duole. Una semplice espressione popolare che dà voce al nostro vissuto.
Se una cosa per noi preoccupante non si vede è verosimile riuscire a non provarne timore.
Questa, in due righe, potrebbe essere la chiave di lettura alla base del modo adottato dalla Protezione Civile per conteggiare il numero giornaliero di soggetti positivi al Coronavirus.

Difatti l'incremento dei nuovi contagiati viene solitamente comunicato non facendo riferimento a quanti, in quella data giornata, sono risultati per la prima volta affetti dal virus ma depurando da tale valore il numero dei guariti e dei deceduti. Come se le persone comprese in questi due ultimi gruppi facessero tutte parte dei nuovi pazienti appena posti in terapia. Invece logica vorrebbe che si facessero conteggi distinti con conseguenti dichiarazioni sullo stato dei fatti.
Come detto, questa scelta forse trova un principio nel senso tracciato dall'antico detto popolare. Tuttavia se praticata nel tempo potrebbe portare ad una contraddizione dall'esito imprevedibile.
Quando, fra poco, il numero dei guariti sarà più alto di quello dei nuovi contagiati si potrebbe arrivare al paradosso di un valore dichiarato di nuovi contagiati prossimo allo zero, pur in presenza di migliaia di nuovi casi effettivi. Estremizzando, si potrebbe pensare che questo porti al sollevamento delle misure di “lockdown” anche se nella realtà i nuovi contagiati giornalieri sono tanti quanti quelli che all'inizio della storia hanno motivato le stesse condizioni restrittive.
Ma, senza arrivare a tanto, potrebbe innescare nei cittadini un ingiustificato senso di sicurezza tale da portare a comportamenti dannosi per l'intera comunità.
Sull'aspetto della ricaduta, non sempre positiva,  delle comunicazioni ufficiali verso i cittadini sembra distinguersi la Regione Liguria.
Andando a vedere i dati diffusi giornalmente si nota come la Regione sottragga dai nuovi casi di ogni giorno i numeri dei guariti e dei morti, riducendo così drasticamente l'impatto del Coronavirus su scala locale.
Una pratica messa in atto forse per le stesse ragioni di cui sopra: tranquillizzare la popolazione. Salvo poi lamentarsi se la stessa si ammassa nelle vie commerciali o tenta la strada di un'uscita in spiaggia o in collina.
Per fortuna i dati presenti sul sito della mappa nazionale, alla voce situazione per regione e per provincia, sono molto diversi e descrivono la realtà per quello che è.
Però non si può fare a meno di notare il caso.
Nelle crisi molto gravi la soluzione migliore è sempre quella di dire la verità. Certamente senza allarmismi e di sicuro senza infingimenti.
Perché prima o poi il Coronavirus passerà e, qui in Liguria, si voterà. Magari entro la fine di quest'anno.

Intanto, voi che leggete, siate prudenti.

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  • Ospite (Ferdinando)

    Il Governatore Toti, (Governatore di cosa non si sa, dato che il titolo è totalmente immaginifico. In Italia non esistono i Governatori ma solo semplici Presidenti di regione) non perde occasione per lanciare ipotetiche date di fine contagio. Per molto tempo ha indicato il 7 aprile. Ora siamo al 11...
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Liguria. Anno zero !

Tre giorni fa, Agostino Petrillo, docente del Politecnico di Milano, in un bel saggio ripreso dal sito di informazione Genova 24, si poneva la domanda di quale futuro ci sia per il turismo dopo la setacciata imposta dal Coronavirus alla storia degli uomini e dei luoghi, .
Come ogni autentico acceleratore temporale il Covid-19 ha strapazzato l'età presente con tutti i suoi abitatori e messo in dubbio quella futura verso la quale, per inveterata abitudine, ponevamo una grande inerte fiducia.
Inerte nel senso, come ci pareva ovvio, che il domani fosse garantito. Migliore dell'oggi e molto più favorevole del passato; così, per consuetudine, per diritto, per privilegio. Invece il tempo non è mai un soggetto inerte. Cammina e non si ferma mai.

Petrillo coglie bene questo aspetto riferendolo al modello con il quale, in Italia, il turismo è stato pensato ed organizzato. Un sistema alternativo alla crisi dell'industria manifatturiera e delle città messo su senza avere alle spalle un progetto ben chiaro e definito. Con iniziative economicamente fragili e un indirizzo sociale precario incentrato, com'è, sul lavoro occasionale per non dire “in nero”.
Se spostiamo la lente dall'Italia alla Liguria si vedrà come il quadro non solo non cambi ma, se possibile, si faccia ancor più fosco.
Nella nostra regione il turismo ha sempre assolto a due funzioni: compensare il cronico deficit dei conti con l'estero ed alimentare le casse dei Comuni rivieraschi sostanzialmente privi di progettazioni circa l'efficiente gestione del territorio.
Così ne è nato un sistema per lo più organizzato in fretta, con scarsa o nessuna professionalità, orientato verso lo sfruttamento grossolano del territorio e della massa dei possibili fruitori provenienti in gran parte dalle aree urbane vicine.

Operatori improvvisati che passavano dall'officina alla cucina, dalle fasce alla battigia, con la stessa disinvoltura con la quale turisti non particolarmente abbienti e consapevoli, per cui scarsamente interessati all'idea complessa di “luogo” verso il quale soggiornare, finivano per comprare delle seconde case edificate in modo tale da replicare quelle stesse periferie urbane dalle quali provenivano.
Allora è utile ricordare come le iniziative imprenditoriali del settore, specie quelle strettamente balneari, siano state gestite con molto “nero” pur in presenza di canoni di occupazione demaniale risibili.
O come molti esercizi di ristorazione, con la scusa dell'ambientazione storica, siano stati allestiti e condotti in locali fatiscenti, privi di qualsivoglia concetto di decenza. Eppure la questione è andata avanti così per decenni nell'indifferenza dell'Ente Regione e dei Comuni che mai hanno tentato di riformare il settore orientandolo verso un livello di maggiore qualità [1].
Come avviene in Francia, dove il turismo ha sempre fatto numeri enormemente superiori [2] rispetto a quello nostrano pur essendo all'insegna del: per tanti ma non per tutti. Laddove lo spazio privatizzato è assai minore rispetto a quello ligure ma di maggiore qualità; mentre le parti ad uso pubblico, benché maggiori, comportano comunque il pagamento di un piccolo sovrapprezzo. Si paga poco ma si paga tutto. Perché mantenere il territorio ha un costo.
Adesso, come dice Petrillo, i nodi vengono al pettine. La seminata imposta dal Coronavirus prima di tutto mette la Liguria del turismo e l'intero gruppo politico locale di fronte alle proprie responsabilità. Nessuno può seriamente pensare che il recentissimo passato si ripresenti sotto forma di futuro. Tanto meno si può credere che un settore incerto fondato su personale a “nero”, elusione fiscale, professionalità improvvisata abbia una funzione nel mondo che è appena cominciato.
Recenti indagini hanno dimostrato il tipo di ruolo che dovranno svolgere i servizi turistici di domani. Saranno dominanti qualità, professionalità, trasparenza fiscale, innovazione e denaro. Quello dei possibili clienti.
Da questo ne deriva che il modello passatista del "tanto al chilo"
[3] non solo non pagherà ma addirittura respingerà quella parte di utenza residua che, disposta a spendere, in cambio vorrà di più di un generico qualcosa. 
Siamo ad un tornante epocale.
Liguria, anno zero!

È ora che i dormienti si sveglino.

Difatti, giunti a questo punto, è inutile rammentare che se non ci sarà una forte volontà politica per cambiare le cose attorno ad un progetto serio e di lunghissimo respiro l'intera questione socio-economica -non solo turistica- finirà in un disastro.
Precauzionalmente sarà il caso di cominciare a pensare di fare in proprio. Magari dando vita ad una corrente di opinione alternativa.
Se non basterà, bisognerà estenderne l'azione fino a dargli i tratti di un vero e proprio movimento politico.
Viste le premesse, credo proprio che sarà il caso.

 

[1] È notorio come nella provincia di La Spezia, nonostante la richiesta e la possibilità, la Regione Liguria abbia sempre ostacolato la realizzazione di porticcioli per utenti con un reddito annuo attorno ai 400.000 € per imporre alle comunità locali un turismo basato sui campeggi. Dato che, da qualche parte in Liguria, pure bisognava garantire uno sbocco a quel tipo di utenza!

[2] Nizza da sola fa, nonostante gli effetti nefasti dell'incubo terrorismo, ancora più del doppio dei turisti della Liguria tutta e non è distante dai numeri di Roma. Papa compreso.

[3] Tempo fa, un noto ristoratore di Lavagna, diceva come gli fosse necessario tenere i prezzi attorno al limite dei 25€ a persona per fare il pienone. Nessuno dei suoi clienti infatti si poneva la domanda di che cosa ottenesse in cambio di quel prezzo.

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ITALIA !

È crollato un ponte al confine tra Liguria e Toscana, vicino ad Albiano Magra (Massa Carrara), lungo una strada che va dalla bassa Val di Vara alla Val di Magra.ponte crollato
Si tratta di un ponte con varie campate di altezza limitata rispetto al terreno sottostante complessivamente pianeggiante; questo ha contenuto i danni delle due persone coinvolte.
Dall’Ansa si apprende che la presenza di una crepa dell'asfalto aveva indotto i tecnici Anas ad effettuare controlli avvenuti lo scorso 3 novembre. In seguito al controllo era stato dichiarato che non sussistevano "condizioni di pericolosità”.

Viene spontaneo  un confronto tra il crollo del Ponte Morandi e questo sul Magra. Le entità dei danni sono evidentemente diverse ma qualcosa pare accomunare i due eventi: i controlli.
Nel primo i controlli (oppure i non-controlli) sono stati orientati al maggior profitto di un’azienda privata e pare che gli apparati statali addetti abbiano effettuato verifiche non stringenti sulle relazioni fornite da Autostrade per l’Italia, ma nel secondo cosa ha determinato la qualità del controllo?
ANAS è un’azienda pubblica che dovrebbe essere ispirata ad un’efficienza non condizionata (o, almeno, non completamente condizionata) dal profitto ; allora come mai un risultato analogo (evidentemente non simile) a quello dell’altra azienda ispirata dal profitto?

Sarà mica che i duei eventi siano accomunati dall’italian style?
In un caso i profitti (e qualcosa d’altro?) , nell’altro le competenze affidate con criteri particolari di selezione e verifica ?

L’obiettivo che intendiamo realizzare per la nostra Terra passerà anche per un sistema che dia riconoscimenti a chi si impegna e "non-riconoscimenti" per coloro che non si sono impegnati.

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  • Ospite (Marco Vitruvio Pollione)

    Ritengo siano i liguri ad essersi italianizzati, purtroppo. Come è noto se si mette una mela marcia in un cesto di mele buone non sono queste a far diventare buona quella ma sarà quella a far imputridire le buone. Noi facciamo affidamento sui Liguri (quelli con la L maiuscola).
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  • Ospite (Berto)

    Una domanda. Sono i liguri ad essersi italianizzati o sono gli italiani ad esersi ligurizzati? A vedere, non mi sembra che la politica regionale spicchi per lungimiranza, attenzione e competenza.
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